Dal 16 marzo 2026 è entrato in vigore il nuovo Regolamento AGCM sul rating di legalità, che riscrive completamente le regole del gioco. Non è solo un aggiornamento tecnico: è un cambio di approccio. Ottenere il rating oggi è più difficile, ma anche più strategico.
Il rating misura l’affidabilità etica dell’impresa con un punteggio da una a tre stelle. Non è obbligatorio, ma chi lo possiede ha vantaggi concreti: accesso più rapido al credito, migliori condizioni nei finanziamenti pubblici e punteggi premianti nelle gare d’appalto.
La prima novità rilevante è la durata: il rating passa da due a tre anni. Ma attenzione: aumentano i controlli e si amplia il perimetro dei soggetti rilevanti. Non conta più solo l’amministratore, ma anche direttori, procuratori e figure con deleghe operative. Tradotto: più responsabilità e meno margini per “aggiustamenti formali”.
Il punteggio base resta una stella, ottenibile solo in assenza di motivi ostativi. Da lì si cresce con requisiti premiali (modello 231, tracciabilità pagamenti, white list, protocolli di legalità, ecc.). Ogni tre requisiti si sale di livello. Introdotto anche un bonus continuità per le imprese che rinnovano nel tempo.
Il vero punto critico sono i motivi ostativi, ora più estesi e severi: procedimenti penali, violazioni fiscali, contributive, sicurezza sul lavoro e sanzioni AGCM possono bloccare o far perdere il rating. E le conseguenze sono pesanti: revoca e stop per 18 mesi.
La domanda si presenta online tramite WebRating, con firma digitale e responsabilità diretta del legale rappresentante. L’AGCM decide in circa 60 giorni.
Occhio alle scadenze transitorie: chi aveva già un rating o una domanda in corso deve adeguarsi entro aprile e maggio 2026, altrimenti rischia la revoca retroattiva.
Conclusione: oggi il rating di legalità non è un “bollino”, ma un vero strumento competitivo. Chi lo ottiene dimostra solidità, trasparenza e affidabilità. E questo, nel mercato attuale, fa la differenza.





