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Premi di produttività 2026: tassati solo all’1%. Ecco quanto risparmi davvero

Per il biennio 2026–2027, l’imposta sui premi di produttività scende all’1%. Una misura che vale centinaia di euro in più in tasca per milioni di lavoratori del settore privato — a patto di sapere come funziona e quando si applica.


Cos’è il premio di produttività

Il premio di produttività è una somma aggiuntiva che il datore di lavoro eroga ai dipendenti in base al raggiungimento di obiettivi aziendali misurabili: fatturato, qualità, efficienza, riduzione degli scarti, rispetto delle scadenze. Non è un regalo: è una componente variabile della retribuzione, legata a risultati concreti e documentati.

Per essere agevolato fiscalmente, il premio deve essere previsto da un accordo collettivo di secondo livello — cioè un contratto aziendale o territoriale — con criteri oggettivi e verificabili. Non basta che il datore di lavoro decida di erogarlo unilateralmente.


La novità del 2026: l’imposta scende all’1%

Fino al 2025 l’imposta sostitutiva sui premi di produttività era del 5%. Dal 2026, per il biennio 2026–2027, scende ulteriormente all’1%.

Dal 2028 tornerà al 10%, che è l’aliquota ordinaria prevista dalla legge per questa tipologia di reddito.

La soglia massima di importo agevolato sale da 3.000 a 5.000 euro annui.

Anno Aliquota Soglia massima
2025 5% 3.000 €
2026–2027 1% 5.000 €
Dal 2028 10% 3.000 €

Chi può beneficiarne

La misura si applica a:

  • Lavoratori dipendenti del settore privato
  • Con reddito da lavoro dipendente fino a 80.000 euro nell’anno precedente
  • Il cui contratto aziendale o territoriale preveda premi legati a criteri oggettivi di produttività, redditività, qualità o innovazione
  • L’agevolazione si estende anche alle somme erogate come partecipazione agli utili d’impresa, sempre entro il limite annuo dei 5.000 euro

Non rientrano nella misura i lavoratori pubblici, né i premi erogati senza un accordo collettivo che li preveda formalmente.


Come viene tassato il premio: il confronto

Quando un lavoratore riceve un premio di produttività, normalmente verrebbe tassato con le aliquote IRPEF ordinarie — che nel 2026 partono dal 23% e arrivano al 43% a seconda del reddito complessivo.

Con l’imposta sostitutiva all’1%, invece, si paga una cifra simbolica rispetto all’alternativa.

Ecco il confronto su cifre concrete, assumendo un’aliquota IRPEF marginale del 33%:

Premio Tasse con IRPEF ordinaria (33%) Tasse con flat tax (1%) Risparmio
1.000 € 330 € 10 € 320 €
3.000 € 990 € 30 € 960 €
5.000 € 1.650 € 50 € 1.600 €

Su un premio di 5.000 euro, la differenza è di 1.600 euro netti — quasi due mensilità aggiuntive di risparmio fiscale.


L’alternativa ancora più conveniente: convertire il premio in welfare

Il dipendente ha una possibilità in più: invece di ricevere il premio in busta paga (anche con la flat tax all’1%), può scegliere di convertirlo in servizi di welfare aziendale.

In questo caso il vantaggio è ancora maggiore: i servizi di welfare non sono tassati affatto — né IRPEF, né contributi, né imposta sostitutiva. Il premio vale il 100% del suo importo lordo.

Cosa si può scegliere come welfare al posto del premio in denaro:

  • Contributi al fondo pensione complementare
  • Rimborso spese per asili nido o scuola
  • Polizze sanitarie integrative
  • Abbonamenti ai trasporti pubblici
  • Assistenza a familiari non autosufficienti

La scelta spetta al lavoratore, e va comunicata al datore di lavoro prima dell’erogazione. Non tutti i contratti aziendali lo prevedono: vale la pena verificare.


Esempio pratico

La situazione di Matteo

Matteo lavora in un’azienda manifatturiera di Bergamo, guadagna 32.000 euro lordi l’anno e il suo contratto aziendale prevede un premio di produttività annuale fino a 3.000 euro legato agli obiettivi di qualità del reparto.

Nel 2026 il suo team raggiunge tutti gli obiettivi: Matteo riceve il premio pieno di 3.000 euro.

Scenario A — Tassazione ordinaria IRPEF (27% sulla sua fascia):

  • Tasse sul premio: 810 €
  • Premio netto: 2.190 €

Scenario B — Flat tax all’1% (2026):

  • Tasse sul premio: 30 €
  • Premio netto: 2.970 €
  • Risparmio rispetto all’ordinario: 780 €

Scenario C — Conversione in welfare aziendale:

  • Matteo sceglie di usare i 3.000 € per contributi al fondo pensione e rimborso abbonamento trasporti
  • Tasse: 0 €
  • Valore ricevuto: 3.000 € interi
  • Risparmio rispetto all’ordinario: 810 €

Matteo sceglie lo scenario B: preferisce i soldi in tasca subito, e risparmia comunque quasi 800 euro rispetto alla tassazione normale.


Cosa fare per non perdere il beneficio

L’agevolazione non è automatica per tutti. Ecco cosa verificare:

1. Controlla se esiste un accordo aziendale o territoriale. Chiedi all’ufficio HR se la tua azienda ha un contratto di secondo livello che prevede premi di produttività agevolati. Senza questo, l’1% non si applica.

2. Verifica gli obiettivi. I criteri devono essere misurabili e documentati: non basta che il datore di lavoro voglia erogarti una somma extra.

3. Valuta l’opzione welfare. Se la tua azienda lo consente, considera la conversione in servizi — soprattutto se hai spese già pianificate come asilo nido, pensione integrativa o trasporti.

4. Attenzione alla soglia dei 5.000 euro. Se il premio supera questa cifra, la parte eccedente viene tassata con le aliquote IRPEF ordinarie.


L’agevolazione all’1% è confermata per il biennio 2026–2027. Dal 2028 l’aliquota tornerà al 10%, salvo ulteriori interventi legislativi. Se la tua azienda non ha ancora un accordo di secondo livello, è il momento giusto per sollevare la questione con la direzione o con le rappresentanze sindacali.

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