L’Agenzia delle Entrate ha ribadito che non è possibile usare i propri crediti fiscali per pagare i debiti di un altro soggetto, nemmeno se fa parte della stessa rete di imprese.
1. Perché non è ammesso
Un gruppo di imprese aveva chiesto se fosse legittimo un modello di gestione in cui:
- l’impresa A, con crediti fiscali disponibili, pagava tramite F24 i debiti fiscali dell’impresa B,
- la rete d’imprese si limitava a coordinare e registrare l’operazione.
- Secondo le Entrate, questo schema non è valido perché si configura come accollo tributario vietato:
- L’accollo fiscale è possibile solo se il pagamento viene fatto in denaro;
- Non è mai possibile fare compensazioni tra soggetti diversi (anche se collegati contrattualmente o appartenenti alla stessa rete).
La compensazione prevista dalla legge, infatti, è ammessa solo tra debiti e crediti dello stesso contribuente.
2. Cosa dice la Cassazione
Anche la Cassazione (ordinanza n. 3930/2025) ha confermato questa linea:
- il debitore nei confronti del Fisco resta sempre colui che ha il debito originario,
- chi si accolla il debito non può compensare con i propri crediti, né l’accollato può chiedere al Fisco che il pagamento avvenga con i crediti di un altro.
3. Conseguenze e sanzioni
Se si tenta comunque la compensazione vietata:
- il pagamento è considerato non avvenuto,
- il debito va versato interamente,
- scattano le sanzioni fiscali e può essere contestato anche il credito utilizzato.
In pratica, si rischia di pagare due volte: una per saldare davvero il debito, e un’altra sotto forma di sanzioni.
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