Secondo la bozza del decreto se l\’ente non riscuote per colpa o per errore, il debito si estingue senza sanzioni per i funzionari. Ci sarà più tempo per rateizzare i debiti ma è giallo sulla prima casa.
Dal prossimo 1 gennaio 2025 le cartelle sui debiti con l\’Erario maturati a partire da questa data (non quelli precedenti) dureranno al massimo cinque anni poi saranno cancellate. Il «discarico automatico» è stato inserito nel testo del decreto legislativo che il Giornale ha potuto consultare. Alla fine di questi anni, se l\’ente riscossore (Entrate, Comuni, Viminale per le multe legate al codice della strada, eccetera) non sarà stato in grado di incassare queste cifre, col debito verranno sospese tutte le procedure esecutive. Cosa succederà in alternativa? Le ipotesi sono tre: per i due anni successivi il soggetto che aveva in pancia le cartelle può decidere di gestire in proprio (e a suo rischio) la riscossione coattiva delle somme discaricate. Oppure può affidarla in concessione a soggetti privati mediante gara pubblica. O ancora, in alternativa, riaffidarla alla Riscossione delle Entrate «ma solo se nel frattempo l\’ente creditore ha nuovi indizi per riscuotere le somme», spiega un professionista. Chi è senza bene o reddito ed evade in maniera incallita e senza scrupoli la fa franca; mentre la legge non dispone sanzioni per i responsabili del mancato incasso anche in caso di ritardo o errori.
C\’è anche qualche ombra. Oggi la Riscossione non può pignorare la prima casa (a meno che non sia di lusso). In teoria un ente privato a cui dovesse essere assegnata la cartella potrebbe farlo, dato che nella bozza non sembra specificato diversamente.





