Negli ultimi mesi sempre più lavoratori si trovano in una situazione delicata: lavorano regolarmente, percepiscono lo stipendio, ma scoprono che i contributi previdenziali non vengono versati.
Una domanda nasce spontanea:
👉 posso dimettermi senza perdere il diritto alla NASpI?
La risposta è sì, ma solo in presenza di determinate condizioni.
A chiarirlo in modo definitivo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 5445 dell’11 marzo 2026, che ha ribadito un principio fondamentale per la tutela dei lavoratori.
Il principio stabilito dalla Cassazione
Secondo i giudici, il mancato versamento dei contributi previdenziali da parte del datore di lavoro:
- costituisce un grave inadempimento contrattuale
- viola i principi di correttezza e buona fede
- compromette il rapporto fiduciario tra datore e lavoratore
Non si tratta quindi di una semplice irregolarità amministrativa, ma di un comportamento che incide direttamente sui diritti del lavoratore, in particolare sulla futura pensione e sulle tutele assistenziali.
Quando le dimissioni sono per giusta causa
In presenza di questo comportamento, il lavoratore può rassegnare le dimissioni per giusta causa, ossia:
👉 senza obbligo di preavviso
👉 senza penalizzazioni
👉 con diritto alla tutela prevista per la disoccupazione involontaria
Attenzione però:
non basta un ritardo occasionale.
La Cassazione parla chiaramente di inadempimento grave e prolungato nel tempo.
NASpI: quando spetta anche in caso di dimissioni
Normalmente, chi si dimette non ha diritto alla NASpI.
Tuttavia, la legge prevede un’eccezione fondamentale:
👉 se le dimissioni sono per giusta causa, il lavoratore viene equiparato a chi ha perso il lavoro involontariamente.
Nel caso specifico affrontato dalla Cassazione:
- il lavoratore si era dimesso
- l’INPS aveva negato la NASpI
- i giudici hanno confermato il diritto all’indennità
Risultato:
✔ NASpI riconosciuta
✔ ricorso INPS rigettato
✔ tutela piena per il lavoratore
Perché il mancato versamento dei contributi è così grave
Molti sottovalutano questo aspetto, ma è uno degli inadempimenti più seri.
Il datore di lavoro, infatti:
- trattiene i contributi dalla busta paga
- ha l’obbligo di versarli all’INPS
- agisce come sostituto previdenziale
Quando non lo fa:
❌ mette a rischio la pensione del lavoratore
❌ compromette eventuali indennità future
❌ viola obblighi fondamentali del rapporto di lavoro
Cosa deve fare il lavoratore in questi casi
Prima di dimettersi è fondamentale muoversi con attenzione.
Operativamente:
- verificare la propria posizione contributiva (estratto conto INPS)
- raccogliere documentazione (buste paga, comunicazioni, eventuali solleciti)
- valutare la gravità e la durata dell’omissione
- formalizzare correttamente le dimissioni per giusta causa
Una gestione errata può compromettere il diritto alla NASpI.
La pronuncia della Cassazione è chiara e rafforza un principio importante:
👉 se il datore non versa i contributi in modo grave e continuativo, il lavoratore può dimettersi per giusta causa e ottenere la NASpI
Non si tratta di una scelta “rischiosa”, ma di un diritto tutelato dalla legge.
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