Con la Legge di Bilancio 2026 il Governo vuole cambiare le regole sulle tasse sui dividendi che le holding (società che detengono partecipazioni in altre aziende) ricevono.
👉 Fino ad oggi, grazie al regime introdotto nel 2003 (la cosiddetta “participation exemption” della riforma Tremonti), le holding pagavano una tassa molto bassa (circa l’1,2%) sui dividendi, per evitare che lo stesso utile fosse tassato due volte: prima dall’azienda che lo produceva e poi dalla holding che lo riceveva.
👉 Con la nuova norma, invece, se una holding possiede meno del 10% di una società, i dividendi saranno tassati al 24%. Per chi ha partecipazioni superiori al 10%, non cambia nulla.
💰 L’effetto pratico è che, partendo da 100 euro di utile di un’azienda, dopo tutte le tasse alla fine restano solo 42,74 euro agli azionisti persone fisiche. Quindi oltre la metà del valore originario viene assorbito dal Fisco.
⚖️ Questo crea un problema di doppia imposizione, cioè lo stesso reddito viene tassato più volte, cosa che potrebbe anche sollevare dubbi di legittimità costituzionale.
👥 Chi ci perde di più?
- Holding familiari
- Family office
- Investitori istituzionali con partecipazioni sotto il 10%
- Anche grandi azionisti di banche e assicurazioni
📉 Conseguenze possibili:
- Molti investitori potrebbero spostarsi su fondi (che non subiscono questa nuova tassa) o verso partecipazioni estere, riducendo gli investimenti in aziende italiane.
- Lo Stato, però, incasserebbe quasi 1 miliardo di euro all’anno in più.
📢 Il mondo finanziario non l’ha presa bene: molte associazioni parlano di un passo indietro incoerente con la recente riforma fiscale e che potrebbe penalizzare la crescita del mercato italiano.
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📌 Malara & Associati – Fiscalità, Consulenza, Strategia





