Nella Legge di Bilancio 2026 il governo ha deciso di cambiare le regole fiscali sugli affitti brevi (quelli sotto i 30 giorni).
Prima: la cedolare secca era al 21% e si applicava in modo abbastanza ampio, purché non si superasse il limite massimo di 4 immobili per contribuente.
Adesso (novità 2026):
- L’imposta standard sugli affitti brevi passa al 26%.
- Resta al 21% solo se il contratto è stipulato direttamente tra proprietario e inquilino, senza passare da agenzie o portali online (come Airbnb, Booking, ecc.).
In pratica, se usi piattaforme di prenotazione o intermediari, pagherai di più. Solo chi affitta “in proprio”, senza intermediazioni, potrà mantenere la tassa piatta al 21%.
🔹 Perché questa scelta:
Il governo vuole regolamentare meglio il mercato degli affitti brevi, accusato di far salire i prezzi degli alloggi nelle città turistiche e ridurre le case disponibili per affitti a lungo termine.
🔹 Le critiche:
- Le associazioni di categoria (come Aigab) protestano, perché quasi tutti i proprietari usano piattaforme digitali: di fatto quindi quasi nessuno potrà beneficiare del 21%.
- Molti la considerano una tassa patrimoniale mascherata, che colpisce centinaia di migliaia di famiglie.
- Anche in politica ci sono malumori: Salvini ha già detto che la norma verrà rivista in Parlamento.
👉 In sintesi: la cedolare secca al 21% sopravvive solo per chi affitta “a mano”, senza agenzie o portali. Tutti gli altri vedranno l’aliquota salire al 26%.





