contratti di affitto case 2019 le regole in vigore

Affitti brevi: cedolare secca al 21% solo senza Airbnb e agenzie, altrimenti sale al 26%

Nella Legge di Bilancio 2026 il governo ha deciso di cambiare le regole fiscali sugli affitti brevi (quelli sotto i 30 giorni).

Prima: la cedolare secca era al 21% e si applicava in modo abbastanza ampio, purché non si superasse il limite massimo di 4 immobili per contribuente.

Adesso (novità 2026):

  • L’imposta standard sugli affitti brevi passa al 26%.
  • Resta al 21% solo se il contratto è stipulato direttamente tra proprietario e inquilino, senza passare da agenzie o portali online (come Airbnb, Booking, ecc.).

In pratica, se usi piattaforme di prenotazione o intermediari, pagherai di più. Solo chi affitta “in proprio”, senza intermediazioni, potrà mantenere la tassa piatta al 21%.

🔹 Perché questa scelta:

Il governo vuole regolamentare meglio il mercato degli affitti brevi, accusato di far salire i prezzi degli alloggi nelle città turistiche e ridurre le case disponibili per affitti a lungo termine.

🔹 Le critiche:

  • Le associazioni di categoria (come Aigab) protestano, perché quasi tutti i proprietari usano piattaforme digitali: di fatto quindi quasi nessuno potrà beneficiare del 21%.
  • Molti la considerano una tassa patrimoniale mascherata, che colpisce centinaia di migliaia di famiglie.
  • Anche in politica ci sono malumori: Salvini ha già detto che la norma verrà rivista in Parlamento.

👉 In sintesi: la cedolare secca al 21% sopravvive solo per chi affitta “a mano”, senza agenzie o portali. Tutti gli altri vedranno l’aliquota salire al 26%.

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