conto corrente 1

Via il penale per chi non versa le imposte e poi rateizza. “Così violare le norme fiscali diventa più conveniente. I contribuenti si adegueranno”

Il tributarista Di Tanno: \”Le imprese quando sono in crisi di liquidità fanno i loro conti: è più conveniente chiedere un prestito in banca o non versare il dovuto all\’erario?\”. Gian Gaetano Bellavia, commercialista esperto di diritto penale dell’economia: \”Lo stop al sequestro dei beni per chi aderisce alla rateizzazione favorisce i malandrini\” 

L’adesione alle rottamazioni che stanno aprendo una voragine dietro l’altra nei conti dell’erario, perché i contribuenti dopo aver aderito smettono di pagare, diventa una causa strutturale di non punibilità dell’evasione fiscale. Non solo: chi rateizza il debito sarà meno esposto al sequestro dei beni finalizzato a preservare una garanzia a favore del fisco. Una novità che secondo Gian Gaetano Bellavia, commercialista esperto di diritto penale dell’economia, “favorisce i malandrini” perché “spogliarsi di quei beni vendendoli a un terzo in buona fede è facilissimo. Poi i proventi possono essere fatti uscire dal conto corrente verso una società estera, attraverso fatture false, e il gioco è fatto”. 

Quanto al penale, l’omesso versamento di ritenute per oltre 150mila euro e Iva sopra i 250mila – oggi punito con la reclusione da sei mesi a due anni – viene depenalizzato se il debito risulta “in corso di estinzione mediante pagamenti rateali” e il beneficio resta pure per chi smette di saldare le rate, a patto che manchino all’appello meno di 50mila euro di ritenute e 75mila euro di Iva. In più si conferma la decisione di depenalizzare l’evasione “di necessità“, cioè dipendente da “cause non imputabili all’autore”: il giudice dovrà tener conto della “crisi non transitoria di liquidità dovuta alla inesigibilità dei crediti per accertata insolvenza o sovraindebitamento di terzi o al mancato pagamento di crediti certi ed esigibili da parte di Amministrazioni pubbliche“. 

Non pagare il dovuto diventa ancora più appetibile, perché le imprese quando sono a corto di liquidità si fanno i conti: è più conveniente chiedere un prestito in banca o non versare il dovuto all’erario?”. Più le sanzioni amministrative e penali vengono tagliate, più la bilancia pende in favore della seconda opzione. “Anche perché la banca prima di concedere i soldi fa una valutazione del merito di credito e chiede delle garanzie, come il fatto che prima di aver rimborsato il debito l’azienda non stacchi dividendi. Invece, chi recupera liquidità a danno del fisco può tranquillamente distribuire profitti ai soci”. Così l’agente della riscossione, come lamentato dalla Corte dei Conti, si trasforma nell’equivalente di una finanziaria che concede prestiti a “una massa di debitori a elevato rischio di inesigibilità“. In questo quadro, il provvedimento del governo “finisce per essere oggettivamente uno stimolo a reiterare un comportamento antisociale, la violazione delle norme fiscali”, chiude Di Tanno. 

Torna in alto