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Quando l’INPS paga direttamente gli Assegni per il Nucleo Familiare?

L’Assegno per il Nucleo Familiare (ANF) è una prestazione economica erogata per integrare il reddito delle famiglie dei lavoratori dipendenti nei limiti stabiliti dal D.L. 69/1988, convertito in L. 153/1988.

In condizioni ordinarie, il datore di lavoro anticipa l’importo in busta paga e lo recupera tramite il sistema UniEmens. Tuttavia, ci sono casi specifici in cui il pagamento viene effettuato direttamente dall’INPS al lavoratore.

Scopriamo quali.

✅ 1. Come funziona oggi la domanda di ANF?

Dal 1° aprile 2019, i lavoratori che desiderano richiedere l’ANF devono presentare domanda esclusivamente online all’INPS, direttamente o tramite un Patronato.

L’INPS comunica poi l’importo da erogare al datore di lavoro, che lo anticipa in busta paga e compensa le somme versate attraverso il flusso UniEmens.

L’ANF può essere richiesto anche per periodi pregressi entro il limite della prescrizione quinquennale, anche se il rapporto di lavoro è già cessato.

🚫 Casi in cui l’INPS eroga direttamente l’ANF al lavoratore

🔹 1. Azienda cessata
Se l’azienda ha chiuso l’attività, il lavoratore può chiedere direttamente all’INPS il pagamento dell’ANF, allegando:

  • una dichiarazione dell’ex datore di lavoro con motivazione della mancata erogazione e l’impegno a non corrispondere più gli assegni;
  • una dichiarazione del consulente del lavoro con i dati del contratto, il tipo di orario, i giorni lavorati e la conferma del mancato pagamento.

🔹 2. Azienda fallita
Se l’azienda è in fallimento, la richiesta va presentata all’INPS con:

  • una dichiarazione del curatore fallimentare che confermi il rapporto di lavoro e la data del fallimento;
  • una dichiarazione del lavoratore che attesti la mancata corresponsione dell’ANF e l’impegno a non insinuare il credito nel passivo fallimentare.

🔹 3. Periodi arretrati con datore cessato
Anche se l’azienda non è fallita ma non è più operativa, e ha ancora una matricola attiva, l’INPS può intervenire se il datore non eroga l’ANF arretrato.

🔍 Esempio pratico

Giulia, ex lavoratrice part-time di un’azienda artigiana, ha diritto agli assegni familiari per il periodo gennaio–giugno 2021.

Nel 2022 l’azienda cessa l’attività.
Nel 2025 Giulia si rivolge a un Patronato e presenta domanda online all’INPS, allegando:

  • la dichiarazione dell’ex datore di lavoro sulla cessazione e sull’impossibilità di procedere al pagamento;
  • la dichiarazione del consulente del lavoro che ha gestito il rapporto.

👉 L’INPS, verificata la documentazione, eroga direttamente a Giulia gli assegni arretrati spettanti.

🔄 ANF e Assegno Unico: attenzione alle differenze

Dal 1° marzo 2022, per le famiglie con figli, l’ANF è stato sostituito dall’Assegno Unico e Universale, pagato sempre e solo dall’INPS.

✅ L’ANF continua ad applicarsi solo ai nuclei senza figli a carico, come ad esempio:

  • coniugi;
  • fratelli o sorelle orfani;
  • ascendenti a carico.

📌 Conclusioni

L’INPS paga direttamente l’ANF al lavoratore:

  • quando l’azienda è cessata o fallita;
  • quando si tratta di arretrati e il datore non può o non vuole più erogarli;
  • nei casi previsti dalla normativa per il recupero diretto.

📬 Hai diritto ad ANF arretrati e non li hai ricevuti?

Contatta un Patronato o accedi al servizio online INPS per avviare la richiesta.
Se sei un consulente, assicurati che la documentazione del lavoratore sia completa per evitare rigetti.

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