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Legge di Bilancio 2025 alla Camera: le ultime novità

Legge di Bilancio 2025 alla Camera: tra le misure più calde spicca il tetto agli stipendi dei manager pubblici e la riforma delle detrazioni IRPEF.

 Manovra 2025 alla Camera: novità e conferme

Le misure più rilevanti di questa Manovra continuano a essere la conferma del taglio del cuneo fiscale, rimodulato e strutturale e l’accorpamento dei primi due scaglioni IRPEF, anch’esso definitivo e non semplicemente prorogato per un anno. La vera rivoluzione è tuttavia la riforma delle detrazioni IRPEF, per le quali viene introdotto un nuovo meccanismo legato alle fasce di reddito e alla composizione del nucleo familiare.

Fra le ultime novità spicca invece un taglio agli stipendi dei dirigenti pubblici, che non potranno superare i 160mila euro (attualmente il tetto è a 240mila euro).

Pensioni: aumenti e uscite anticipate

Sulle pensioni, ci confermano le proroghe per gli attuali strumenti di flessibilità in uscita, APE Sociale, Opzione Donna e Quota 103, alle stesse condizioni.

Si torna poi alla rivalutazione ordinaria degli assegni e si potenziano gli incentivi per la permanenza nel mondo del lavoro di chi ha i requisiti per la pensione, anche nel pubblico impiego (con il trattenimento in servizio). Le pensioni minime 2025 subiranno invece un nuovo adeguamento extra, pari a +2,7% come avvenuto quest’anno, con ulteriore scatto (ma più esiguo) nel 2026.

Pacchetto famiglia, previdenza e lavoro

Un capitolo sul quale il Governo insiste particolarmente è quello relativo alle misure per la famiglia, con la reintroduzione del bonus bebè (Carta nuovi nati) e il potenziamento del congedo parentale, con l’aumento a tre mensilità retribuite all’80%.

Confermate alcune agevolazioni fiscali sul lavoro dipendente, come l’innalzamento della soglia esentasse dei fringe benefit e l’aliquota al 5% sui premi di produzione, prorogata per tre anni fino al 2027.

Il taglio del cuneo fiscale

Il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 35mila euro lordi annui viene reso strutturale, anche se cambia in realtà il meccanismo. Sopra i 20mila euro di reddito, la decontribuzione diventa infatti una defiscalizzazione. L’impatto in busta paga promette di essere analogo, con un aumento lordo intorno ai 100 euro al mese. 

C’è anche un ampliamento della platea, nel senso che c’è un impatto positivo, a scalare, anche sui redditi fra 35mila e 40mila euro.

Riforma IRPEF: scaglioni e detrazioni

Diverse le novità in materia di riforma IRPEF, tra cui spicca la modifica al meccanismo delle detrazioni in dichiarazione dei redditi introduce invece nuovi tetti massimi di agevolazione utilizzabile (si riducono con il progredire del reddito) e un quoziente familiare favorevole per i nuclei più numerosi.

In base alle ultime anticipazioni si parla di due soglie di reddito: 75mila euro e 100mila euro, rapportate al numero dei figli. I tetti massimi di spesa detraibile dovrebbero essere pari, rispettivamente, a 14mila euro e 8mila euro. Resterebbero comunque fuori dal computo le spese sanitarie e quelle dei mutui stipulati entro la fine del 2024.

Diventa poi strutturale l’accorpamento dei primi due scaglioni, con aliquota al 23% fino a 28mila euro di reddito, ma nel corso del passaggio parlamentare – risorse permettendo – potrebbe essere ridotta l’aliquota del secondo scaglione dal 35 al 33%, estendendo questa fascia di reddito fino a 60mila euro.

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