🔍 Cosa ha deciso la Cassazione con la sentenza n. 7583 del 21 marzo 2025?
La Corte di Cassazione ha messo un freno alle indagini “a tappeto” dell’Agenzia delle Entrate, chiarendo che non è legittimo indagare automaticamente anche sui conti correnti del convivente del rappresentante legale di una società , senza prove concrete.
✅ Cosa serve per giustificare l’accesso ai conti del convivente?
Due condizioni fondamentali:
- Un legame affettivo stabile, dimostrabile e riferito al periodo dell’accertamento fiscale. Non basta dire \”sono conviventi\”: serve dimostrare che vi era convivenza con reciproca assistenza morale e materiale.
- Una reale incompatibilitĂ tra il reddito del convivente e le sue movimentazioni bancarie. In altre parole, bisogna provare che ci sono operazioni sospette che non si giustificano con il reddito dichiarato.
⚠️ Cosa NON basta più per indagare su un convivente?
Non è sufficiente un semplice rapporto personale o affettivo, anche se molto stretto.
L’Agenzia delle Entrate deve sempre provare con elementi concreti (gravi, precisi e concordanti) che c’è una ragione valida per estendere l’indagine.
💡 Perché è importante questa decisione?
Perché tutela i diritti dei soggetti “vicini” al contribuente, evitando che vengano coinvolti in controlli fiscali senza motivo valido.
Chi è convivente con un imprenditore non è automaticamente sospettato o coinvolto, a meno che il Fisco non abbia prove serie.
📣 In sintesi:
- Il Fisco non può “curiosare” nei conti del convivente senza fondamento.
- Ogni accesso ai conti bancari di terzi richiede prove concrete.
- L’onere della prova è sempre dell’Agenzia delle Entrate, non del cittadino.
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